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Il progetto del nuovo
Centro Diagnostico Europeo
di via Emilia Ovest

Osservando le piante della nuova costruzione del Centro Diagnostico progettato da Andrea Maggiorelli si evidenziano le linee caratterizzanti dello studio: linee semicurve e snelle, forme leggere, trasparenti e luminose, mai esili.
In pianta si individua la struttura – accogliente come il ventre di una nave – dei pilastri, che si dispongono a formare un’ala formando l’intelaiatura – evidente nell’esame dei prospetti – della carena di una nave.
La nave abbraccia, non solo in senso figurato ma reale, i locali che ospitano le delicate funzioni dei poliambulatori.
 
La struttura si fa edificio e architettura, forma e scheletro al medesimo tempo: “Le strutture non sono un artificio del pensiero, ma sono fatte di carne ed ossa, cioè sono formate da materiali strutturali. Acquisiti corpo e forma mediante i materiali, le strutture possono assolvere il loto compito mostrando un comportamento diverso a seconda del corpo e della forma (brevemente, la tipologia) che a loro vengono assegnati” (Antonio Migliacci, “L’architettura dell’equilibrio e della deformazione”, Vol.I, pag. 13, Milano).
 
Non a caso la diagnostica pesante è collocata nel piano interrato dove la struttura è più compatta, mentre la diagnostica leggera è posta dove la struttura è più trasparente ed aerea.
 
Elementi caratterizzanti sono il colonnato a piano terra – elemento di congiunzione e prosecuzione fra interno ed esterno - e la scala elicoidale, per sua natura struttura di collegamento (fra i piani) e, nel nostro caso, per volontà del Progettista, mezzo di giunzione fra l’aperto (l’esterno) e il chiuso (l’interno) grazie alla luce che la attraversa in senso zenitale e laterale, al tempo stesso.
 
La luce mette in risalto la circolarità verticale della scala, evidenziata dal bianco del materiale grezzo – cemento – con una tonalità in sintonia con le esigenze funzionali sanitarie dei locali; l’elemento strutturale è enfatizzato dalla materia che diventa la forma stessa del gradino e della scala in un tutt’uno.
 
Il Progettista ha dedicato attenzione, altresì, al collegamento fra la città e l’edificio: la forma allungata ed arcuata (nell’abbraccio dell’intelaiatura ad ala) consente di risolvere il dato iniziale di progetto consistente nel fatto che il lotto è lungo e stretto e della visione dell’edificio da un solo vertice.
 
In questo modo l’edificio richiama (come in una sorta di freccia) l’occhio di chi percorre la Via Emilia verso di sé, con la conseguente espansione della percezione dello spazio interno, che risulta amplificata, con rimando diretto alla forma armoniosa e verticale della scala curvilinea di cemento armato bianco, posta in posizione centrale nei locali d’ingresso.
La posizione strategica della scala (che realizza in un diverso materiale prevalente, la stessa leggerezza del legno di Albini nell’edificio di via Cavour in una localizzazione più caratterizzante dell’idea progettuale) si accompagna a quella altrettanto significante, delle colonne che popolano il porticato e l’androne.
Sono colonne tripartite (radicate), nella parte alta, che si diramano snelle formando un bosco di alberi, (ricordando il gelso maturo, tipico del nostro paesaggio) e accolgono piacevolmente il visitatore, introdotto da pareti vetrate trasparenti. Un arioso portico alberato, una mensola per il piano superiore, dal punto di vista costruttivo. L’impostazione razionale-internazionale dell’architettura lascia spazio ad un’impronta organicista e naturale, in linea con le funzioni a forte componente umana – e non solo tecnica – che si svolgono nell’edificio teso al benessere della persona.
Il filtro fra interno ed esterno, rappresentato dal loggiato, è sottolineato dalla pavimentazione (e dal soffitto bianco) del porticato con inerte a vista bianco, diversa da quella utilizzata nel piazzale esterno ed, invece, analoga alla base dell’androne d’accoglienza, e quanto ai materiali, a quelli impiegati all’interno, pavimentazione, inoltre, che costituisce, in pianta, la proiezione della sagoma esterna dell’edificio: il cambio della pavimentazione ed il proiettarsi della struttura al di fuori sono segni dell’attenzione usata dal Progettista al particolare ed al tempo stesso all’inserirsi funzionale dell’edificio nello spazio circostante. Sulla funzionalità solenne ed al tempo stesso piacevole del colonnato si veda: L. Benevolo, a proposito del Padiglione Svizzero nella città universitaria di Parigi di Le Corbusier, in Storia dell’Architettura Moderna, Roma.
 
L’architettura esterna, come già insegnava Nervi, non è un involucro (cortina) sovrapposto alla struttura ma, portata verso l’esterno e non nascosta, caratterizza, nelle forme, i prospetti principali e la facciata laterale, intervallata, questa, dai pilastri in cemento armato ed, i primi, dalle intelaiature di acciaio.
 
Un edificio vetrato, trasparente, ma al tempo stesso importante negli elementi strutturali. Una nota di merito, al proposito, va alla Committenza per aver consentito in unico gesto la composizione delle attività di progettazione architettonica e strutturale, evitando la frammentazione in più figure progettuali, così da ottenere un risultato diverso con un’univocità di linguaggio tecnico ed estetico.
 

Parma, 10 settembre 2008
Paola Maggiorelli

 

La struttura si fa edificio e architettura, forma e scheletro al medesimo tempo

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